Festa del Papà. Samuele Lanzi: “La paternità non è perfezione, ma cura e condivisione”
“Sono Samuele. Sono figlio, marito e padre di Olga, Elia, Agata e Luna. Ho poi l’onore di essere Presidente della Coop. Varietà”.
Non si è mai una cosa sola. Siamo il risultato delle tante relazioni che ci definiscono e ci interrogano ogni giorno. In occasione della Festa del Papà, abbiamo scambiato qualche pensiero con Samuele Lanzi sul significato di essere padri e allo stesso tempo presidenti di cooperativa.
Far coesistere il ruolo di guida e quello di padre è una vera impresa che richiede tempo, cuore e la consapevolezza di non poter fare tutto da soli. “Si è padre grazie anche ad altri. Paternità e guida di una realtà sociale hanno molte analogie. Prima tra tutte che entrambe non possono essere pensate come esperienze solitarie”, dice Samuele. Entrambe sono esperienze di cura e di responsabilità, che chiedono la capacità di far crescere gli altri e di reggere l’imperfezione, vivendola come una ricchezza.
“In questo periodo ho in testa la canzone ‘crash’ di Marracash. Questo ‘crash’ non è solo una caduta, è un impatto che interrompe la narrazione di sé. Molte storie di noi padri assomigliano a questo. Non si parla di assenza, ma di una presenza che fatica a reggere”, spiega. In questi casi, la cooperazione sociale diventa il luogo in cui ci si riprova insieme a recuperare fiducia e regole vivibili, provando a ricostruire le basi perché la vita possa tornare a essere una questione di relazioni. C’è un passaggio continuo di valori tra il lavoro in cooperativa e quello a casa. Nel sociale la fiducia nasce quando la presenza è costante e sincera e lo stesso accade con i figli che non chiedono perfezione, ma condivisione.
Il messaggio che con Samuele in questa giornata vogliamo lasciare è pazienza e capacità di restare, anche dentro le ferite. E lo facciamo attraverso l’artista Anselm Kiefer. “Molte sue opere lavorano su materiali feriti o su ciò che resta quando la casa è bruciata. La paternità non è l’eroismo del padre forte, ma il lavoro di ricostruire senso dentro ciò che è stato danneggiato. Non siamo solo radici che trattengono, ma siamo anche ponti che lasciano passare. Impegniamoci a essere presenza quando serve e a fare un passo indietro quando è tempo. La paternità non è perfezione, ma cura che matura”, conclude Samuele Lanzi.