Generare comunità per costruire la pace. La sfida della cooperazione secondo Diego Negrotti
“La pace non è solo assenza di conflitti armati, ma è la presenza tangibile di relazioni, fiducia, reciprocità, dignità. È la capacità di un territorio di non lasciare indietro nessuno”. È così che apre l’intervista il nostro Vice-Presidente Diego Negrotti in occasione della Giornata Internazionale delle Cooperative del 4 luglio, istituita dall’Alleanza Cooperativa Internazionale nel 1923 e dall’Onu nel 1994.
Quest’anno il tema scelto a livello mondiale è ‘Cooperative per un mondo pacifico’. “Viviamo in un’epoca in cui la frammentazione sociale è globale, ma anche sotto casa nostra, nel quartiere, nella scuola, nella famiglia che fa fatica ad arrivare a fine mese, nella persona anziana che non parla con nessuno da giorni, nel giovane che non sa dove andare. Le grandi tensioni si alimentano dove mancano coesione, opportunità e senso di appartenenza. La cooperazione risponde esattamente a questo livello. Ogni servizio ben costruito produce anche legami, autonomia, dignità, comunità. E la comunità è la forma più concreta di pace che possiamo offrire a un territorio”, commenta il nostro Vice-Presidente e Consigliere di Confcooperative Cremona.
Il dibattito sulla Pace, quindi, deve entrare anche a livello territoriale. “Per troppo tempo la cooperazione sociale è stata considerata come soggetto gestore, che interviene dove emerge un bisogno. È una funzione essenziale che è nel nostro DNA, ma ora non basta più. La cooperazione sociale può essere un’infrastruttura comunitaria, che aiuta a leggere i bisogni e organizzare risposte, costruire relazioni. Un passaggio che richiede una relazione diversa con il pubblico”, afferma Diego Negrotti.
La strada facilmente percorribile è quella dell’amministrazione condivisa. “Co-programmazione e co-progettazione, se utilizzate con serietà, sono strumenti avanzati. Negli anni abbiamo investito in persone, competenze, qualità e prossimità. E crescendo dentro progetti reali, abbiamo acquisito dati, metodo e visione. Ora, questo background, può essere messo a disposizione della programmazione territoriale in una logica nella quale Pubblico, Terzo Settore, famiglie, scuole, imprese e fondazioni collaborano senza confondere i ruoli, ma riconoscendo il valore di ciascuno”.
Così, innovare diventa sinonimo di guardare alle persone e ai loro percorsi di vita, dando spazio alle idee dei giovani e andando a cercare energie nascoste nei quartieri. “Il futuro della cooperazione passa dalla capacità di dare fiducia alle nuove generazioni, di creare contesti nei quali un’idea possa essere coltivata e portata in vita. I giovani cooperatori hanno letture originali dei bisogni sociali e una relazione naturale con le trasformazioni in atto. Dargli spazio è un investimento strategico. Il secondo fronte è lo scouting di risorse umane nei territori. Portare i cooperatori nei quartieri, nelle piazze, nei luoghi della vita quotidiana. Pensionati con competenze ed esperienza, persone di origine straniera con storie e saperi preziosi, disoccupati disponibili a mettersi in gioco. La cooperazione può fare da connettore, trasformando queste energie latenti in opportunità di lavoro, di inclusione, di servizio alla comunità. È un’economia circolare delle persone, prima ancora che dei materiali”, aggiunge.
La sfida quotidiana delle nostre cooperative è di tenere uniti bilancio e attenzione alle persone, perché ogni risorsa investita nel sociale è un ritorno per tutto il territorio. “Abbiamo la responsabilità – è la conclusione di Diego Negrotti – di dimostrare che si può fare impresa senza ridurre le persone a costi; che si può gestire con rigorosità senza perdere prossimità; che si può stare nel mercato senza diventare semplicemente mercato”, dice. Una visione che richiede investimenti in formazione, gestione, valutazioni d’impatto e cura del capitale umano. “Il welfare è un investimento civile. Ogni euro investito al meglio in educazione, inclusione, cura, autonomia e lavoro sociale genera valore per il pubblico, rendendo i territori più attrattivi. La cooperazione cremonese deve stare lì: dentro il suo cuore pulsante”.