La sostenibilità economico-finanziaria nell’Impresa Sociale. La tesi di Michele Mantovani su Sol.Co, CGM e Gardenia
Quando ci si approccia al mondo del Terzo Settore, una delle questioni più dibattute riguarda l’equilibrio tra l’impatto sociale e la tenuta economica delle organizzazioni. Per lungo tempo si è guardato alla dimensione finanziaria con un velo di diffidenza, temendo che la ricerca dell’efficienza potesse mettere in ombra la missione primaria dell’impresa sociale. A smontare questa contrapposizione ci ha pensato Michele Mantovani, classe 2002, neo-laureato magistrale in Amministrazione e Direzione Aziendale all’Università degli Studi di Parma, con una tesi che ha analizzato da vicino il modello di rete del nostro Consorzio, della cooperativa socia Gardenia e del Consorzio CGM.
“Inizialmente, il mio lavoro di tesi doveva essere suddiviso semplicemente in due parti, una teorica e una pratica. Nella parte pratica l’idea era quella di muovermi dal grande al piccolo, studiando prima il Consorzio Sol.Co Cremona e poi la cooperativa Gardenia. Poi, incontrando il Sol.Co, ho avuto modo di conoscere anche Giusi Biaggi e Flaviano Zandonai di CGM: si sono mostrati subito molto interessati alla mia ricerca e da lì il lavoro si è ampliato, diventando un percorso a tre livelli che ha unito la dimensione locale a quella nazionale”, racconta Michele.
Il percorso del neo-laureato nasce dall’incrocio tra sensibilità personale e curiosità accademica. Figlio dell’amministratore della cooperativa Gardenia, il mondo della cooperazione è sempre stato un tema familiare, ma l’interesse scientifico si è consolidato durante gli anni universitari, grazie a progetti nelle imprese sociali parmensi. “L’attenzione ai temi sociali nasce sicuramente dall’esempio in casa, ma è un ambito che mi ha sempre affascinato direttamente. In più, il progetto universitario nelle cooperative mi ha mostrato da vicino quanta complessità e quanto valore ci siano in queste realtà”.
L’incontro con Davide Longhi, Presidente del nostro Consorzio, ha poi orientato l’argomento definitivo del lavoro: dimostrare che la gestione rigorosa della sostenibilità economica non lede la finalità sociale dell’impresa, ma ne rappresenta la condizione necessaria.
Un focus centrale della ricerca è stato riservato alle cooperative di tipo B, nate per favorire l’inserimento lavorativo di persone fragili. A differenza di altre forme di welfare, le cooperative B sono vere e proprie imprese che si confrontano quotidianamente sul mercato aperto competendo direttamente con il settore profit. In questo contesto, l’efficienza produttiva e la sostenibilità economica non sono un’opzione, ma un prerequisito fondamentale: solo un’azienda solida finanziariamente e competitiva sul mercato può garantire nel tempo percorsi reali di inclusione e autonomia lavorativa.
“Prima di approcciarmi a questo lavoro di tesi non conoscevo davvero il concetto e il funzionamento di un Consorzio di cooperative sociali. È stato illuminante scoprirne la struttura e il valore di rete”, dice il ragazzo. Per analizzarlo, la tesi ha intrecciato la letteratura scientifica di riferimento con l’analisi dei bilanci sociali e le interviste sul campo.
I risultati emersi confermano pienamente l’ipotesi di partenza: concentrarsi sull’aspetto economico-finanziario non ostacola la missione sociale, ma ne costituisce l’impalcatura. Un’impresa sociale sostenibile è un’organizzazione capace di stare sul mercato, di offrire contratti di lavoro stabili, di investire in risorse umane e di rispondere in modo tempestivo e strutturato ai bisogni della comunità, dimostrando come i numeri siano lo strumento essenziale al servizio del valore sociale.