Al campeggio tra turisti (anche stranieri), nuove leve giovani e un progetto con i minori fragili

 

A oltre due mesi (77 giorni per la precisione) dalla riapertura, siamo andati alla struttura turistica di via del Sale, gestita dal nostro Consorzio, per vedere come sta andando l’attività. Abbiamo scoperto che i turisti, anche quelli stranieri, stanno piano piano tornando, che lavorano alla struttura due new entry giovani e che il campeggio è luogo anche di progetti di crescita di minori in situazione di fragilità.

Si ricominciano a vedere i turisti stranieri

Certo, l’impatto dell’emergenza sanitaria sul turismo e quindi anche sul campeggio di Cremona è forte e innegabile. I primi dati ci dicono di un calo molto forte, ma dalla riapertura qualche piccolo segnale di ripresa c’è: i turisti, anche quelli stranieri, stanno cominciando a tronare nella nostra città e nella nostra struttura. Se nel mese di giugno le presenze sono state prevalentemente di italiani, lombardi per la quasi totalità, nel mese di luglio gli ospiti stranieri hanno superato quelli del Bel Paese con persone provenienti da 14 nazioni differenti (dominano Germania, Paesi Bassi, Francia e Svizzera). Segno che qualcosa si sta muovendo anche sull’incoming.

L’archeologo Furio e il ‘digitale’ Simone

Numeri a parte, conosciamo le due new entry del Campeggio. Si occupano dell’accoglienza dei clienti. Spiegano loro il funzionamento della struttura e le regole da seguire. Fanno piccoli lavori di manutenzione e si adoperano affinché il campeggio sia in ordine e sempre pronto a ospitare campeggiatori e camperisti. Furio ha 29 anni e ha studiato Archeologia a Pisa. Simone di anni ne ha 23 (quasi 24) e ad ottobre inizierà un corso per web developer. “Quando abbiamo riaperto dopo il lockdown – ci ha raccontato Furio – c’erano solo campeggiatori e camperisti italiani. Adesso stanno tornando gli stranieri, provenienti da paesi europei. Se mi piace il lavoro? Si tratta della mia prima esperienza professionale a contatto col pubblico e devo dire che mi trovo bene. Parlo molto la lingua inglese e imparo a risolvere i piccoli problemi quotidiani”.
Gli orari sono flessibili – ha aggiunto Simone – e posso dedicarmi anche ad altre cose che mi piacciono e poi parlo molto inglese così mi tengo allenato. Mi piace molto conversare coi turisti che arrivano a piedi, in bici, in camper: parliamo dei loro viaggi, della situazione nei posti da cui provengono. Molti scelgono Cremona perché è in una posizione strategica per i loro itinerari e da noi trovano un luogo rilassante e possono gestire la vacanza in totale autonomia grazie al sistema informatizzato. Questo aspetto è molto apprezzato!”. 

I ragazzi di Giona alle prese con una nuova sfida

E accanto a Furio e Simone, da quest’anno al Campeggio ci sono altri giovani. Sono quattro ragazzi tra i 16 e i 17 anni del Centro Diurno Giona che, in queste settimane, affiancati da tre educatori, sono protagonisti di un progetto portato avanti dalla Cooperativa Nazareth, in sinergia con l’Agenzia per il lavoro Mestieri. Si tratta di un laboratorio incentrato sul tema del lavoro che punta a sviluppare nei ragazzi le principali soft skills (puntualità, capacità di rispondere positivamente alle consegne, di trovare soluzioni a piccole problematiche, rapporto con il pubblico…) che potranno essere loro utili nel mondo occupazionale. Prima di iniziare il laboratorio, i ragazzi coinvolti hanno fatto un incontro formativo con i professionisti di Mestieri per condividere compiti e competenze e poi hanno cominciato l’attività con un turno alla settimana, alla mattina. Il tutto per un mese. Poi, Mestieri ha fatto i colloqui con ognuno di loro. I ragazzi hanno chiesto di continuare e anzi di estendere anche alle ore serali per vedere un altro momento del campeggio e sperimentare altre funzioni.
“L’attività sta piacendo molto – dice Giulia della Cooperativa Nazareth – I ragazzi stanno tenendo e anzi hanno chiesto di proseguire. Questa attività è importante per mantenere il rapporto individualizzato che si è sviluppato tra ragazzi e educatori nel periodo del lockdown e che non vogliamo perdere, contestualizzandolo in una nuova sfida, e per far sperimentare il mondo del lavoro in cui alcuni di loro potrebbero, data l’età, entrare a breve”.