CERS con la Diocesi di Cremona. Bignardi: “Costruiamo comunità e futuro sostenibile”
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono al centro della transizione ecologica, ma per la Diocesi di Cremona e i partner, rappresentano molto di più: un’opportunità per tessere nuove relazioni e rafforzare il tessuto sociale. Così, abbiamo intervistato Eugenio Bignardi, Incaricato per la Pastorale Sociale e il Lavoro della Diocesi di Cremona, figura chiave di un progetto ambizioso che unisce energia pulita e impatto sociale. Anche per noi. Come Consorzio Solco, infatti, siamo coinvolti nel progetto delle Comunità energetiche e solidali della Diocesi, sia perché alcune nostre cooperative hanno già aderito, sia perché da questo mese ci occuperemo del supporto al recruiting delle aziende da portare on boarding.
Ci può presentare il suo ruolo e come è entrato in contatto con il tema delle CER?
Il mio ruolo è quello di Incaricato per la Pastorale Sociale e Lavoro della Diocesi di Cremona. È in questo ruolo che, partecipando alla 49° Settimana Sociale di Taranto nell’ottobre 2021 sui temi della Laudato Sì di Papa Francesco, sono venuto a conoscenza delle CER che si stavano concretizzando anche in Italia. Da lì è nata l’intuizione.
Com’è nata l’idea del progetto qui nella Diocesi di Cremona e in cosa consiste?
Risale all’ottobre 2021 la “data di nascita” del progetto della Diocesi con lo scopo di avviare un percorso per la realizzazione di Comunità Energetiche Rinnovabili. Si era dopo la Settimana Sociale di Taranto in cui le diocesi italiane, su sollecitazione della Laudato Sì, si erano confrontate sul tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro”. In quella sede, il presidente della Settimana Sociale aveva indicato uno degli obiettivi di quelle giornate: “In Italia ci sono 26000 parrocchie, 26000 CER!”. Una frase con forte impatto mediatico, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare! Raccogliendo quelle sollecitazioni, la Diocesi di Cremona ha deciso di promuovere e avviare il processo di costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili. Quindi siamo passati da un’idea: “Una CER per ogni parrocchia…”, alla concretezza, soffermandoci soprattutto sul termine “Comunità”: la CER è anche strumento per costruire la comunità!
Qual è il suo ruolo in questo progetto? E il ruolo della Diocesi? E, invece, quello del Consorzio Sol.Co Cremona?
La Diocesi non costruisce nessuna CERS, ma fa da sponsor e, attraverso il Gruppo di Coordinamento, fa nascere e sostiene i progetti che sono tutti strutturati sul medesimo modello organizzativo. Dopo Taranto, la Commissione di Pastorale Sociale ha costituito un gruppo che, dopo aver approfondito gli aspetti tecnici e normativi e confrontato alcune esperienze già avviate, a Maggio 2022, ha presentato al Vescovo e agli organi pastorali un modello di CER. Il Gruppo di Coordinamento è costituito, oltre che da tecnici, da persone che vivono il territorio (professionisti, Banche Cooperative, Cooperative, Università). Il progetto è nato tutto all’interno della comunità ecclesiale e condiviso con tutto il territorio.
I punti fondamentali del progetto, oltre agli aspetti tecnici, si basano su queste linee guida, riportate anche nel progetto pastorale 2022-23 condiviso con il Vescovo: costruire o ricostruire legami di comunità; creare reti aperte ed inclusive sui territori; sperimentare un modello di sviluppo sostenibile, partendo dal “basso”, un percorso un po’ faticoso e tortuoso, ma sicuramente costruttivo; combattere la povertà energetica e partecipare attivamente alla transizione energetica.
L’impatto sociale delle CER è messo in risalto dalla scelta, codificata negli statuti, di destinare almeno il 25% dei contributi derivanti dall’energia condivisa a scopi di socialità da realizzarsi sul territorio in cui si concretizzano i contributi, a favore di quei cittadini. Realtà come il Solco, che hanno fatto della solidarietà e dell’attenzione alle fragilità scopo del proprio esistere, non possono non essere soggetti attivi di questo processo.
Perché è importante che realtà del Terzo Settore e della Chiesa Cattolica si impegnino in progetti come questo?
Il modello presentato a maggio 2022 e concretizzato negli statuti e regolamenti racchiusi negli atti di costituzione del novembre scorso, prevede che i fondatori delle CER siano, necessariamente, Parrocchie, Comuni, ETS. Sono queste le realtà che meglio conoscono il territorio ed i suoi bisogni. Questo dialogo è un esercizio di democrazia e partecipazione. Le CER non si riducono a una scelta tecnica, ma sono il frutto di dialogo e confronto.
Quanti incontri sono necessari per mettere insieme realtà che molto spesso non sono abituate ad interagire e a collaborare: per questo ci siamo impegnati in questa bella avventura! Questa è la sfida più difficile e appassionante e l’aspetto che qualifica il nostro progetto: superare gli steccati e realizzare una comunità ancorata al territorio. È per questo motivo che le comunità ecclesiali, le parrocchie, gli ETS sono fortemente coinvolte in questo processo culturale della transizione energetica.
Quali sono i prossimi step e obiettivi?
Adesso l’obiettivo è quello di far crescere le CER già avviate, allargando a tutte le realtà previste dalla legge (famiglie, PMI, altri enti) la partecipazione attiva alla transizione energetica, comprendendo che questi processi sono soprattutto culturali e di cambiamenti di stili di vita. L’allargamento è indirizzato anche alla realizzazione della CER sul territorio della città di Cremona che inizialmente, vista la complessità, non era stato coinvolto.
In questo progetto le aziende hanno un ruolo fondamentale perchè possono essere nella Comunità energetica come prosumer, ovvero consumatori e produttori di energia pulita. Con anche degli incentivi importanti: primo fra tutti, il finanziamento PNRR a fondo perduto fino al 40% per le imprese che aderiscono alla CERS in un comune sotto i 50mila abitanti e realizzano un nuovo impianto fotovoltaico.
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