L’estate come riposo e fatiche organizzative. La doppia sfida di Chiara, mamma ed educatrice di Meraki

 

Quando a giugno suona l’ultima campanella dell’anno scolastico, per i bambini inizia il tempo dell’attesa e del riposo. Per le famiglie, invece, si apre spesso una stagione di complessi incastri logistici, fatiche organizzative e preoccupazioni economiche. È quella che viene definita “l’estate delle disuguaglianze” (qui un articolo di VITA), un periodo in cui la chiusura delle scuole rischia di tradursi in un tempo vuoto per i più piccoli e in un affanno costante per i genitori che lavorano.

C’è chi questa realtà la vive quotidianamente da entrambi i lati della barricata. Chiara Montini, 43 anni, è mamma di due bambine di 7 e 4 anni ed è un’educatrice professionale con vent’anni di esperienza. Da tre anni fa parte della nostra coop. socia Meraki e, durante l’estate, si occupa della gestione di un centro estivo dedicato ai bambini della scuola dell’infanzia.

Il centro estivo è un vero e proprio presidio educativo dove si sperimenta l’inclusione, la collaborazione e il rispetto reciproco attraverso il gioco di squadra e i laboratori creativi. “I bisogni di base dei bambini non cambiano tra la scuola e il centro estivo”, racconta Chiara. “A cambiare è la modalità con cui costruiamo la relazione. La scuola è caratterizzata da tempi scanditi e obiettivi didattici che, a volte, possono incanalare e limitare la libera espressione dei più piccoli. Il centro estivo, al contrario, favorisce una spontaneità più profonda. Non ci sono valutazioni o prestazioni da raggiungere: le proposte sono orientate al gioco, alla condivisione e al semplice stare insieme. Questa libertà espressiva rende il clima più sereno e leggero, anche se richiede un grandissimo sforzo per mantenere un contesto regolato e contenere i comportamenti meno modulati”. 

“La chiusura delle scuole non coincide quasi mai con le ferie dei genitori. Gestire il tempo di vita e di lavoro in questi mesi è una sfida complessa, che richiede pianificazione anticipata, l’aiuto della rete familiare e risorse extrafamiliari”, spiega. Per chi fa l’educatore, a questa fatica si aggiunge un’ulteriore instabilità. “Mentre a livello familiare l’organizzazione estiva va ipotizzata già in primavera, sul piano professionale la definizione dei servizi a noi assegnati avviene spesso a ridosso dell’estate. Questo richiede una flessibilità notevole e una dose inevitabile di incertezza. In questo, devo dire che la mia cooperativa si mostra sempre disponibile e comprensiva, cercando soluzioni condivise per venire incontro alle mie necessità personali e familiari”.

Le fatiche, però, non sono solo organizzative, ma toccano corde intime ed economiche. “C’è una forma di tensione emotiva, una sorta di senso di colpa: la sensazione di dedicare tantissime energie e tempo alla cura dei figli di altre famiglie, desiderando al contempo di poter essere più presente per le mie bambine. È una ricerca continua di equilibrio tra la mia responsabilità professionale e la dimensione familiare. A questo si somma una contraddizione economica: la necessità di investire cifre importanti nei servizi estivi per le mie figlie a fronte di una retribuzione che non sempre è proporzionata a queste spese di conciliazione. È una dinamica che impone scelte e ridefinizione delle priorità all’interno del bilancio familiare”.

Questa doppia veste di madre ed educatrice permette a Chiara di guardare alle famiglie che frequentano il centro estivo con una certa sensibilità. Le preoccupazioni che raccoglie ogni giorno all’ingresso e all’uscita sono le stesse che attraversano la sua quotidianità. “Dietro a domande apparentemente banali sugli orari, sulla durata del servizio o sui trasporti, c’è quasi sempre un equilibrio familiare costruito con enorme fatica. Vivere entrambi i ruoli mi aiuta a leggere queste richieste come il riflesso di una routine complessa in cui i genitori spesso si sentono inadeguati o stanchi. Lo stesso vale per i dubbi sullo stile educativo o sulla cura dei bambini: a differenza della scuola, il centro estivo dura poche settimane e la fiducia va costruita da zero in pochissimo tempo. Per questo cerco sempre di ritagliare qualche minuto per restituire a ogni genitore un piccolo racconto della giornata del loro figlio: un’emozione, una conquista o una difficoltà. Li fa sentire partecipi e rassicurati”.

La riflessione di Chiara Montini si allarga così a un tema sociale più ampio, che riguarda il valore che oggi si attribuisce all’infanzia e a chi se ne prende cura. “Investire nei servizi educativi estivi significa investire contemporaneamente sui bambini, sulle famiglie, sulla comunità e sulla professione dell’educatore, che ancora troppo spesso viene poco valorizzata e riconosciuta. La qualità di un servizio dipende anche dalla stabilità lavorativa di chi lo offre. Vorrei che il centro estivo non fosse visto solo come un tappabuchi temporaneo, ma come una reale opportunità di crescita. Prendersi cura dei bambini significa inevitabilmente prendersi cura delle famiglie. Parliamo di due dimensioni inseparabili. Quando un servizio sostiene davvero i genitori, questo benessere si riflette direttamente sui figli. La priorità non dovrebbe essere solo il contenimento dei costi, ma compiere scelte di valore per generare benefici educativi, sociali e culturali per tutto il territorio”.


I centri estivi Solco Young

Gamma
349 2546062 | centriestivi@coopgruppogamma.it

Cosper
0372 458146 | info@cosper.coop

Meraki
0372 1877838 | lara.zilli@merakiholding.it | simona.tironi@merakiholding.it

Il Cortile
0372 35765 | segreteriadidattica@ilcortilenet.it