Martina di Nazareth e Ahmed: “Crescere nella quotidianità e poi…diventare affidatari”

 

L’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza Carla Garlatti, nei giorni scorsi, è stata in visita a Cremona. Ha incontrato i minori stranieri non accompagnati e tutti i protagonisti del sistema cremonese di accoglienza e integrazione (Sai), modello di riferimento in Italia. Così, abbiamo coinvolto Martina, assistente sociale della cooperativa Nazareth e Ahmed, ragazzo del centro diurno Giona in affido potenziato, per farci raccontare il progetto SAI attraverso due voci del Consorzio direttamente coinvolte nel progetto. Un progetto che vuole dare una possibilità di crescita e integrazione ai ragazzi che arrivano a Cremona. Le cooperative coinvolte sono la coop socia Nazareth, il Sentiero e Servizi per l’Accoglienza, espressione di Caritas cremonese.

Martina lavora a Giona da 4 anni e con i minori stranieri non accompagnati praticamente da sempre. “Incontrare la Garante è stata un’occasione di confronto tra i tutori, gli enti coinvolti e anche i ragazzi stessi”, sottolinea. Tra i presenti all’iniziativa anche un senegalese che è stato un minore accolto da Giona e ora è un adulto affidatario per altri minori stranieri. “E’ proprio questo il valore aggiunto dell’affido: la possibilità di sviluppare competenze esperienziali, quindi conoscenze acquisite attraverso la quotidianità. Si diventa affidatari prendendo esempio da chi l’ha fatto prima di te e per te”, aggiunge l’assistente sociale. “Il mio affidatario è per me un punto di riferimento. Parla con noi, ci consiglia e ci fa capire quando sbagliamo”, conferma Ahmed.

Qual è quindi il percorso di un ragazzo dal suo arrivo alla maggiore età? Prevede due step, a volte tre. “Al loro arrivo, i ragazzi vengono accolti nella struttura di Primo Intervento e solo dopo aver acquisito un minimo di autonomia, vengono affidati a ragazzi più grandi che sono stati a loro volta minori del Centro Giona. Chi decide di restare dopo i 18 anni, ha 6 mesi di continuità del progetto SAI. In più, è possibile presentare una richiesta di proseguo amministrativo, fino ad un massimo di 3 anni”, specifica Martina. La settimana dei ragazzi in seconda accoglienza, tra cui Ahmed, è organizzata secondo dei programmi pensati da Martina e consegnati ai ragazzi. Durante il giorno, quindi, i minori svolgono attività, tra cui corsi di alfabetizzazione, formazione, laboratori, sport e anche a volte colloqui di lavoro, sempre supportati dagli educatori di Nazareth.

Il sistema dà risultati positivi e Ahmed ne è un esempio. Ha 17 anni e, arrivato a settembre 2021, in pochi mesi ha acquisito un buon livello di italiano. Infatti, dopo soli 5 mesi a Cremona, ha iniziato a frequentare la Scuola Edile facendo anche un tirocinio nel settore e aiuta i “nuovi arrivati”. “Stare a Giona mi piace, gli educatori sono disponibili e mi aiutano. Il rapporto con Martina è molto bello: è per me una figura centrale di supporto. Ora anch’io aiuto gli altri ragazzi, soprattutto con la lingua italiana e a capire il programma consegnato dagli educatori”, racconta Ahmed.

Quali i suoi progetti per il futuro? “Vorrei restare a Cremona, continuare la Scuola Edile, trovare lavoro e magari diventare un affidatario.” Allora, in bocca al lupo Ahmed per il futuro!