Olfa, mediatrice culturale grazie a SolCo Formazione: “Una figura indispensabile. Anche per le istituzioni.”

 

Olfa, tre figli, cittadina italiana di origine tunisina e operatrice sanitaria, è diventata una mediatrice culturale, grazie all’edizione 2019-2020 del corso “Il mediatore linguistico e culturale” tenuto da SolCo Formazione all’interno del progetto Lab’Impact (piano finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione ed Integrazione).

Con il suo lavoro in ambito sanitario, la scuola dei figli e il volontariato per Padana Soccorso a Casalmaggiore, dove vive, le è capitato spesso di aiutare chi era in difficoltà con la lingua italiana. “Anni fa, quando ancora non era conosciuta la figura del mediatore, ricordo una chiamata al 118 da parte di un uomo caduto da un camion, dopo un incidente. Era di origine tunisina, come me. – racconta Olfa – Da un lato c’era il mio responsabile che mi chiedeva di seguire il protocollo, dall’altro quell’uomo che non voleva lo aiutassi. Ero una ragazza e nella cultura tunisina farsi aiutare da una giovane donna è considerata un’umiliazione.” Solo entrando in relazione con il paziente, anche parlando in arabo, è riuscita a procedere poi con le azioni di soccorso.

“Questo evento mi ha permesso di scoprire il valore di un mediatore culturale come facilitatore della comunicazione e dell’interazione con l’altro. – continua Olfa – Così, quando la professoressa di mia figlia ha proposto il corso, lei, sapendo la mia inclinazione verso la causa, mi ha spinta a provare. Ho fatto il colloquio per la selezione e sono passata”. Il corso ha il compito di fornire le basi psicologiche, giuridiche e sociali per entrare in relazione e aiutare utenti in difficoltà nei diversi ambiti e luoghi quotidiani (ospedale, prefettura, questura…). “Ci sono stati diversi interventi con figure esperte in materia di servizi sociali. Io avevo già delle basi di psicologia derivanti dal mio percorso professionale, ma, per esempio, non sapevo la parte relativa alle leggi: utile per sapere come compilare documenti, permessi o richieste”.

 

La figura del mediatore

Il ruolo integra la conoscenza della lingua al saper riconoscere i tratti culturali e religiosi dei diversi paesi. “Fare la mediatrice è una bellissima esperienza, soprattutto quando si riesce davvero a risolvere un problema”, racconta Olfa. Il mediatore facilita il lavoro di entrambe le parti che entrano in relazione, sia dell’operatore dal quale ci si reca sia della persona in difficoltà. “Una persona mi ha chiesto di accompagnarla dallo psichiatra. In questo caso, la mia figura è fondamentale, perché senza la comprensione della comunicazione verbale e non verbale del paziente non è possibile procedere con una cura corretta”, continua la mediatrice.

Nonostante la sua importanza, non è ancora riconosciuto come un lavoro. “Per me è una figura che sta diventando sempre più indispensabile, soprattutto vedendo cosa sta accadendo nel mondo. Mi piacerebbe molto che un giorno diventasse una figura in ambito pubblico. Uno sportello dei mediatori in Comune o nelle scuole al quale chi ha bisogno può rivolgersi, sarebbe una bellissima iniziativa”, conclude Olfa.