Restare genitori, anche dietro le sbarre. Il punto sul progetto Terzo Tempo al Civico81

 

Cosa significa essere padri in un “tempo sospeso” come quello della detenzione? Se ne è discusso oggi presso la Sala Meeting del Civico81, in un evento che ha fatto il punto sul progetto Terzo Tempo, a circa un anno dal suo avvio. Un’iniziativa ampia, finanziata da Impresa Sociale Con i Bambini, che coinvolge i territori di Cremona, Mantova, Brescia e Bergamo con un obiettivo chiaro: proteggere e alimentare il legame tra genitori detenuti e figli.

Il cuore dell’incontro del 20 aprile, è stata l’attività dei Gruppi di Parola all’interno della Casa Circondariale di Cremona, avviata a giugno 2025. In un anno sono partiti tre percorsi, coordinati dalla psicologa Susanna Lanzi (Coop. Gruppo Gamma) e dall’educatore Andrea Franzini (Coop. Nazareth). Ogni gruppo accoglie una decina di papà per un percorso di cinque mesi, fatto di incontri quindicinali e di una profonda preparazione individuale. Susanna Lanzi ha spiegato come il gruppo di parola sia uno spazio dove le persone si sentono libere di percepirsi e confrontarsi sull’essere padri, imparando a decentrarsi per accogliere anche il punto di vista dei figli e dei familiari in un contesto multiculturale che arricchisce il confronto.

Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Alessandro Pecoraro, che ha partecipato al percorso: “Il gruppo di parola è stato una luce, un momento di libertà. Quando entravi lì, non eri più solo un carcerato, ma eri innanzitutto un papà. Ho commesso un errore e sto pagando, ma sono padre e voglio fare il padre, magari anche meglio di prima. Essere padre lì dentro è una forza, non una debolezza”. Un concetto ripreso da Andrea Franzini, che ha sottolineato l’importanza di ricostruire relazioni orizzontali e spazi di speranza: “In un’istituzione gerarchica come il carcere, noi cerchiamo di riportare un atto di normalità. Fare il papà è quello che loro sentono nel profondo”.

Il progetto Terzo Tempo non è solo riflessione, ma anche azione concreta attraverso i sabati di gioco, momenti ludici tra detenuti e figli per ricostruire l’interazione quotidiana. A questo si affianca l’importante contributo del mondo della scuola, rappresentato dagli studenti e dalle studentesse del Liceo Vida: accompagnati dal prof. Carlo Palazzoli, i ragazzi hanno raccontato l’esperienza di “Filosofi Dentro”, un percorso di Circle Time che ha permesso un dialogo inedito tra studenti e padri detenuti all’interno della casa circondariale.

L’evento ha permesso anche un confronto con le altre realtà della rete, come l’esperienza bresciana delle cooperative Clerici e Stanga con le madri detenute, e l’approfondimento sulla tutela della genitorialità curato da Michela Poli (Comune di Cremona) e Luca Fiammenghi (Coop. Cosper). L’iniziativa, introdotta da Jacopo Zanardi della Cooperativa Bessimo (ente capofila), ha confermato come la sinergia tra terzo settore e istituzioni sia l’unica strada per garantire che il tempo della pena non diventi un tempo perso per i legami familiari.

“Il fatto di avere dei figli è un punto di forza, perché è chiaro che è un qualcosa che ti spinge a voler tornare all’esterno. Allo stesso tempo è un punto di sofferenza, perché distanza e mancanza sono particolarmente sentite in questo luogo. Tramite il progetto Terzo Tempo, le persone hanno la possibilità di riflettere sul ruolo genitoriale che hanno avuto all’estero, in ottica di miglioramento, quindi di ricostruire un rapporto e hanno la possibilità di riscoprire nuovi aspetti dell’essere padre che coltivano già qui all’interno e avranno la possibilità di coltivare fuori”, è la dichiarazione della Direttrice del Carcere, dott.ssa Giulia Antonicelli.