Un tuffo nella socialità. La storia di un’estate con Nazareth e Cosper

 

Per molti ragazzi l’estate è il tempo della spensieratezza, dei tuffi in piscina e delle giornate in gruppo. Per altri, invece, può trasformarsi in una bolla di isolamento. È la storia dei minori seguiti dal servizio di Assistenza Domiciliare Minori (ADM) della cooperativa Nazareth, ragazzi per i quali spesso la quotidianità fuori dalle mura scolastiche rischia di ridursi al perimetro di casa, senza possibilità di relazione tra pari.

L’unico momento di uscita e di contatto con l’esterno coincide con la presenza dell’educatore; fondamentale, ma che rischia di non bastare se l’obiettivo è costruire autonomia e relazioni paritarie. Per questo la sfida si è spostata sul campo, portando i ragazzi a vivere le esperienze di gruppo del centro estivo promosso dalla cooperativa Cosper. È qui che le attività ricreative mostrano la loro forza d’impatto. Gesti e contesti, come può essere una giornata in piscina, che la maggior parte delle persone dà per scontati diventano, per questi giovani, occasioni inedite di crescita emotiva e sociale. È questa la storia di uno dei ragazzi delle medie seguito da Marta, educatrice della cooperativa Nazareth: “Fuori dalla scuola non ha relazioni con i coetanei e fino ad oggi non ne ha mai avute; passa la maggior parte del tempo in casa davanti al telefono o alla TV”, racconta l’educatrice. “Un esempio che mi colpisce ogni volta è quando torna dalla piscina: la sua espressione è un mix di stupore, meraviglia e gioia”.

Aprire queste opportunità richiede però un lavoro profondo che parte prima di tutto dagli adulti. Le resistenze delle famiglie d’origine sono spesso significative: la fatica nel comprendere il valore della socializzazione, il timore dei rischi legati all’autonomia, il desiderio di mantenere un controllo costante sul minore e non ultime le difficoltà economiche. Superare queste barriere ha richiesto un’azione corale che ha visto collaborare in stretta sinergia gli operatori dell’ADM, i servizi sociali, la cooperativa Cosper e la figura della mediatrice culturale.

In particolare, in questo caso, il ruolo della mediazione si è rivelato decisivo per tradurre le intenzioni educative attraverso gli ‘occhiali’ di una cultura diversa, costruendo un ponte di fiducia reciproca con i genitori. Vedere l’educatore e la mediatrice lavorare fianco a fianco ha permesso alla famiglia di abbassare le difese e affidare il proprio figlio a un’esperienza nuova.

I frutti di questa alleanza iniziano a vedersi nel quotidiano. “I risultati concreti stanno arrivando: il ragazzo sta imparando a riconoscere e gestire momenti di ansia e disagio e sta iniziando a stare nel gruppo in modo più positivo”, racconta Marta, educatrice ADM di Nazareth. “Non è una strada lineare, ma stiamo facendo piccoli passi in avanti”. Un percorso costante, fatto di conquiste quotidiane, che dimostra come la rete del territorio sappia trasformare i mesi estivi in un tempo reale di inclusione e autonomia.