Filosofi dentro al carcere con Terzo Tempo. Gli studenti del Vida si confrontano con le persone detenute

 

“Alla prossima”. Si è chiuso così il terzo e ultimo incontro dei ragazzi e delle ragazze della classe quinta classico del Liceo Vida di Cremona con le persone detenute. Un percorso che si inserisce nell’azione “Filosofi dentro” del progetto Terzo Tempo, finanziato da Impresa Sociale Con I Bambini all’interno del bando “Liberi di crescere”, che ha come capofila la coop. Bessimo di Brescia e di cui come Consorzio Sol.Co siamo partner. L’iniziativa pone al centro il tema della genitorialità e mira a creare spazi di dialogo capaci di superare le barriere fisiche e sociali.

Accompagnati dai professori di filosofia, i ragazzi hanno partecipato a tre incontri, della durata di circa due ore, all’interno della Casa Circondariale di Cremona. Gli incontri, moderati dagli insegnanti, si sono sviluppati attorno a tre tematiche cruciali, passando dal macro al micro: Stato, Amicizia e Famiglia. Tredici studenti hanno dialogato con circa quindici persone detenute. Noi abbiamo raccolto le impressioni di Sara e Ludovico che raccontano un’esperienza di reciproca e inattesa relazione umana. “Il primo impatto è stato spiazzante, anche frutto dell’immaginario comune. C’era chi ai suoni della Casa Circondariale al passaggio delle guardie si spaventava”, racconta Sara. “I detenuti non sono figure astratte, sono persone. Abbiamo visto il lato umano e relazionale di un posto come il carcere”, aggiunge Ludovico.

Il lato umano e la possibilità di scambio hanno lasciato il segno. Sara ha ricevuto consigli di lettura proprio da uno dei detenuti che si occupa della biblioteca come lavoro quotidiano all’interno del carcere. Ludovico, invece, ha descritto quel saluto “alla prossima” come un gesto di genuina relazione, scambiato come se fosse naturale rivedersi, pur lasciando un velo di malinconia o “false speranze” per un contatto umano destinato a interrompersi. “La presenza degli insegnanti è stata cruciale. Hanno gestito il ‘cerchio di parola’ e dialogato con le persone detenute in anticipo per prepararle al nostro arrivo”, aggiungono.

Un altro elemento di profonda riflessione emerso dagli incontri riguarda i pregiudizi. Questi non sono solo dall’esterno verso l’interno del carcere, ma anche tra ‘ale’ differenti. “I pregiudizi delle persone detenute verso l’ala vecchia erano gli stessi che la ‘società esterna’ tende ad avere nei confronti di tutti i detenuti stessi”, raccontano i ragazzi. L’esperienza in carcere, quindi, è diventata una potente lezione di filosofia e confronto sociale, capace di creare ponti e stimolare responsabilità ed empatia nei confronti di chi vive in condizioni di fragilità e isolamento.

 

Guarda l’intervista a Sara e Ludovico