Verso un’educazione finanziaria territoriale di qualità. Il 25 incontro on-line con Eqwa e Comune

 

Il 25 gennaio, in un incontro on-line organizzato in collaborazione con Eqwa Impresa Sociale e il Comune di Cremona, parleremo di educazione finanziaria. L’intento è quello di introdurre sul nostro territorio competenze e strumenti capaci di sostenere la cittadinanza nella gestione delle proprie risorse, con una particolare attenzione alle fasce di popolazione più fragili.

L’appuntamento si intitola “Progettare insieme il servizio di educazione finanziaria a Cremona” ed è in programma appunto per lunedì 25 gennaio 2021 alle ore 18. Per partecipare occorre scrivere una mail a formazione@solcocremona.it, indicando cognome, nome e ente di appartenenza. Interverranno Giusi Biaggi, Presidente del nostro Consorzio Sol.co Cremona, Claudio Grossi e Sergio Sorgi di Eqwa Impresa Sociale e Rosita Viola, Assessore Politiche Sociali del Comune di Cremona.

Aspettando lunedì, abbiamo fatto una chiacchierata con Claudio Grossi, cremonese, relatore della norma di educazione finanziaria presso l’UNI, l’Ente Italiano di Normazione, collaboratore di Eqwa, formatore degli educatori finanziari di Milano, Sardegna e Veneto.

Claudio Grossi, cominciamo dalla sua esperienza…da dove arriva il suo interesse per l’educazione finanziaria?

“Ho studiato economia e finanza all’università. Poi, nella mia esperienza professionale, ho notato che la maggior parte dell’attività finanziaria è orientata al profitto. Ho trovato nell’educazione finanziaria un mondo diverso, che mette al centro le persone, che le accompagna verso comportamenti utili a gestire la propria vita”.

E quanto ne sappiamo noi italiani di finanza?

“Siamo agli ultimi posti nel mondo come cultura finanziaria. Arriviamo dopo Perù, Polonia, Romania e Bulgaria. Ma graduatorie a parte, sono gli effetti di questo posizionamento che fanno riflettere. Un esempio? Ricerche Ocse ci dicono che la situazione finanziaria per molti nel nostro paese rappresenta fonte di stress e non viene vista come contributo al proprio benessere. Gli italiani pensano che le finanze limitino le loro scelte di vita, non il contrario, e sono poco propensi ad assorbire le situazioni di shock finanziario”.

E questo secondo lei per quale motivo?

“Sicuramente c’entra il livello di istruzione della popolazione e c’entra una tradizione tipicamente italiana di investimenti concentrati sui titoli di stato. Poi c’è la storia: siamo passati da una situazione più orientata al risparmio e all’attenzione alle spese (quella dei nostri nonni) ad un benessere diffuso e, nel mentre, ci siamo dimenticati alcuni buoni comportamenti. Siamo come i giocatori dell’NBA: 3 su 4 terminata la carriera si trovano in crisi finanziaria, perché non sono stati in grado di gestire nel modo migliore il passaggio al benessere”.

A partire da questo contesto, l’emergenza covid come influisce?

“Sicuramente questa pandemia ha reso tutti più deboli e anche spaventati. Facciamo più fatica a pensare al futuro e abbiamo perso la voglia di reinventare il domani. Certo, avremo anche imparato a fare la pizza in casa, ma siamo preparati ad affrontare un periodo di scarsità di risorse? Ci sono metodi che ci aiutano ad adeguare i nostri comportamenti e i nostri consumi a situazioni come quella che stiamo vivendo e occorrere diffonderli di più…”.

Attraverso l’educazione finanziaria appunto…

“L’educazione finanziaria certo, che non è un corso nozionistico o di apprendimento dei dettagli di tutti i meccanismi finanziari, ma è una consulenza generica alle persone e alle famiglie che ha l’obiettivo di trovare insieme quelle modifiche ai comportamenti quotidiani che consentano di raggiungere degli obiettivi. Tali obiettivi sono molto concreti: dal “riuscirò a pagare i debiti”, al “ce la farò a mandare i figli all’università”, fino al “riuscirò a realizzare quel sogno senza perdere tutto”. Aggiungo, per fare questo, è necessaria non solo un’educazione finanziaria, ma un’educazione finanziaria di qualità che è conforme alla normativa e soddisfa alcuni requisiti precisi”.

Nel concreto come opera une educatore finanziario?

“Fa degli incontri con le persone o le famiglie. Simula un ciclo di vita economico con l’obiettivo di trovare insieme i comportamenti che consentono di raggiungere sostenibilità e stabilità. Affronta il tema del budget, della gestione dei debiti, della protezione personale e familiare, della previdenza, della finalizzazione dei risparmi, dei progetti di vita. Misura obiettivi a breve e lungo termine. Alla fine fa un report indicando le scelte condivise, trasformando le conoscenze in azioni, in strategie da mettere in atto”.

E poi?

“E poi monitora. Il monitoraggio è obbligatorio nell’educazione finanziaria di qualità. Incontra di nuovo le persone o le famiglie e verifica che i comportamenti siano stati messi in atto e che abbiano portato a dei cambiamenti. E’ un’attività di accompagnamento e di rinforzo fondamentale”.

E chi paga il consulente?

“Diciamo che dipende dai progetti. L’educatore finanziario viene certamente pagato perché è un professionista, ma spesso all’interno di un programma più ampio che non prevede che la consulenza sia a carico delle persone, almeno non totalmente. Ci sono esempi virtuosi in Inghilterra o a New York dove sono stati aperti sportelli gratuiti dedicati a famiglie fragili. I progetti migliori di educazione finanziaria sono quelli territoriali, ovvero quelli che coinvolgono pubbliche amministrazioni, terzo settore, aziende e ovviamente i cittadini, che sono parte attiva”.

Perché una pubblica amministrazione dovrebbe investire in progetti come questo?

“Per le enormi ricadute in termini sociali e anche economici. L’educazione finanziaria consente di raggiungere la stabilità e di sgravare gli enti pubblici da successivi interventi in termini di sussidi o contributi sociali. Se il denaro pubblico ricevuto a sostegno di situazioni fragili non viene utilizzato in maniera virtuosa, non solo non si raggiunge un miglioramento, ma si rischia di continuare a replicare senza esito l’intervento. Ogni euro speso per l’educazione finanziaria porta un beneficio di 10 volte superiore alle comunità“.

E quale è invece il ruolo delle aziende?

Le aziende intercettano i lavoratori fragili per esempio attraverso la cessione del quinto o la cassa integrazione. Sono ricettori di situazioni problematiche su cui intervenire, anche in termini di prevenzione. Questo a vantaggio anche delle aziende, del benessere dei proprio lavoratori”.

Il terzo settore invece?

“Il Terzo Settore lavora nell’interesse generale per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Lo dice la nostra Costituzione. Ce l’ha nel Dna: occuparsi di chi sta peggio per farlo stare meglio. E la finanza c’entra eccome. Serve un welfare comunitario finanziario che può occuparsi anche dell’aspetto economico delle persone e delle famiglie, che le renda consapevoli e responsabili. A Milano l’amministrazione chiede alle organizzazioni sociali di occuparsi di disagio economico e di avere al loro interno degli educatori finanziari di qualità”.

E a Cremona come siamo messi…

“Progetti come quello di Milano non ci sono ancora. Diciamo che a Cremona ci sono tutte le condizioni per avviare un progetto comunitario sull’educazione finanziaria. Con Solco e Comune stiamo lavorando per crearlo, anche attraverso sistemi già in essere come la piattaforma welfarexcremona.it”. (introdotta dal mese di novembre grazie alla partnership strategia del nostro Consorzio con CGMoving, ndr).

— L’APPUNTAMENTO —

Lunedì 25 gennaio alle ore 18

“Progettare insieme il servizio di educazione finanziaria a Cremona”

Per partecipare è possibile scrivere una mail a formazione@solcocremona.it.

L’iniziativa si inquadra all’interno della partnership tra Solco e Comune di Cremona che ha permesso di adottare dallo scorso novembre anche a Cremona la piattaforma di welfare territoriale welfareX realizzata grazie a CGMoving.