Villa Cristo Re, tra lavoro, mercatino e parrocchia. “Obiettivo: rafforzare il legame con il quartiere”

 

“Il desiderio e l’impegno più grandi post-pandemia? Riprendere i legami con il quartiere”. Lo sottolinea e lo ribadisce più volte Vittorio, coordinatore di Villa Cristo Re, comunità psichiatrica a media protezione al civico 65 di viale Po, accreditata alla Cooperativa Varietà e gestita dalla Cooperativa Borea. Da quando è scoppiata la pandemia anche qui le cose sono un po’ cambiate. “Dal primo lockdown abbiamo applicato tutti i protocolli e fermato le attività esterne – spiega Vittorio – I pazienti hanno accettato meglio di come ci aspettavamo le restrizioni e le nuove regole. Il secondo lockdown devo dire che è stato più complesso da gestire, ma abbiamo lavorato sull’informare sempre tutti sulla situazione e sul far capire che le limitazioni sono comuni”.

Poi, con l’allentamento delle restrizioni, la ripresa graduale di piccole abitudini quotidiane e anche delle attività esterne alla struttura. A cominciare dal lavoro (se previsto nel piano individualizzato dei pazienti). Una persona che risiede a Villa Cristo Re lavora presso la Cooperativa Varietà, nel campo della ristorazione, un’altra presso la Cooperativa Sole all’ex Legaccio, il laboratorio di assemblaggio e confezionamento in via Sesto. Due pazienti svolgono attività presso la Isla de Burro, realtà di Interventi Assistiti con Animali (Pet Therapy) promossa dalla Caritas Cremonese e gestita dalla Cooperativa Sociale Servizi per l’Accoglienza, presso la parrocchia di Zanengo.

Poi, al martedì, nel cortile della Villa è ricominciato il mercatino di frutta e verdura di Rigenera della Cooperativa Nazareth. “C’era un nostro paziente che andava a dare una mano allo staff di Rigenera durante il mercatino. Purtroppo è venuto a mancare – dice Vittorio – Ora stiamo valutando una nuova figura da inserire. Intanto, il mercatino ci ha consentito comunque di riaprire il cancello della nostra casa: è un modo per le persone del quartiere di avvicinarsi alla struttura”.

Una struttura che fa parte della storia del quartiere e della città. Aperta nel 1998 con l’obiettivo di favorire l’inserimento sociale di persone che uscivano dell’ex ospedale psichiatrico si è trasformata in una comunità a media protezione, accreditata per 20 posti letto. Ora quei letti sono tutti occupati e degli ex pazienti dell’ospedale psichiatrico ne sono rimasti solo quattro. Si tratta di una comunità mista, maschile e femminile, con ospiti che hanno in media più di 50 anni. Il personale comprende medici, infermieri, operatori socio-sanitari e educatori professionali per un totale di circa una ventina di professionisti.

La giornata tipo comincia in questo modo: risveglio, colazione, igiene e riordino delle stanze, attività esterne o interne che vanno dalle pulizie alla preparazione dei tavoli, dal karaoke alla ginnastica dolce, fino alla lettura di un libro o alla visione di un film con discussione collettiva.

Tra le attività di collegamento con il quartiere che più mancano ci sono quelle con la vicina Parrocchia Cristo Re. “Con il  parroco don Enrico Trevisi eravamo riusciti a far partire una collaborazione importante – spiega Vittorio – Alcuni volontari dell’oratorio venivano alla nostra struttura e portavano alcuni ospiti a fare dei giretti per il quartiere oppure li accompagnavano a messa alla domenica. I volontari ci hanno chiamato perché volevano riprendere, ma per ora non abbiamo ancora ricominciato. Sicuramente li ricontatteremo una volta finita questa situazione di emergenza perché non solo vogliamo riprendere da dove ci siamo lasciati, ma fare qualcosa in più per continuare a rafforzare quel legame con il quartiere e con la città che per noi e per i nostri ospiti è così importante!”.